La mia ricerca, da tempo, riguarda le barriere, non solo comunicative, che si instaurano tra individui. Gabbie, illusioni, silenzi, rumori, sogni abortiti, aspirazioni fallite. Nei miei disegni cerco di aprire una finestra sul lato meno illuminato. Finestra mai duratura, pulita e definita. Non una soluzione, ma un tentativo di disamina.
Per “water sources” ho inserito nella trama narrativa elementi di strutture idrauliche. L’elemento acqua non è mai visibile, ma incanalato, prigioniero, trattenuto, sfruttato, gli è impressa un matrice antropica e forse ultra-umanizzata. I fini sono ignoti, ma possiamo supporli: instradare e sfruttare le “sorgenti”, controllarle, soggiogarle e, di riflesso, tranquillizzare i nostri sogni, assopire le creazioni, le aspirazioni e ansie. Meccanismi generati dall’evoluzione sociale, avviluppati lungo la storia.
Oggi l’individuo anela comunicazione con l’altro e la moltitudine, agogna la sorgente, è in ricerca di radici, non solo culturali, basi, fondamenta. La velocità del presente nel tramutarsi in passato impone questo sforzo. Un guardarsi indietro per rallentare e capire meglio.
Medium utilizzato, gestualità e ricerca sono tesi verso questa analisi.